Il primo Convento dei Teatini a Palermo, oggi sede dell’Archivio di Stato.

L'Archivio di Stato di Palermo è un organo periferico del Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC) e dipende dalla Direzione generale degli archivi.

Agli inizi del XVI secolo alcuni membri dell’Oratorio del Divino Amore, Gaetano di Thiene (Gian Pietro Carafa, poi papa Paolo IV), Bonifacio de’ Colli e Paolo Consiglieri, fondavano un ordine religioso nuovo denominato “i Chierici Regolari”. I Chierici s’inserivano nell’ambito della riforma cattolica, operata in quegli anni, alla ricerca di una vita monastica ispirata all’apostolato.
Il nome popolare di Teatini deriva dall’antico nome della città di Chieti (Teate, in latino), da dove proveniva il primo preposto della congregazione, Gian Pietro Carafa, vescovo di Chieti.

In una politica di diffusione della loro attività monastica, i padri Teatini fondarono a Palermo un convento nel 1601. Fu assegnata loro la chiesa della Catena e la zona retrostante per la costruzione del convento.
Un secolo dopo i Teatini abbandonarono il convento per impiantarsi presso i Quattro canti nell’appena costruito tempio di S. Giuseppe. Il vecchio convento della Catena servì per il noviziato e, nell’Ottocento, ormai in stato di abbandono, venne destinato ad ospedale per le truppe britanniche (1812).

Dopo l’abolizione di alcuni uffici amministrativi avvenuta nel 1812 con l’emanazione della costituzione siciliana, il governo borbonico utilizzò l’ex noviziato per collocare i vecchi archivi.

Con la legge organica sugli archivi del 1 agosto 1843, l’ex Convento dei Teatini divenne la sede stabile del Grande Archivio di Palermo, che fungeva da archivio centrale per la conservazione degli archivi degli organi centrali del Regno di Sicilia e da archivio provinciale per la conservazione degli archivi degli uffici statali istituiti nella provincia di Palermo dalla costituzione del Regno delle due Sicilie.

 

L’Archivio di Stato di Palermo conserva:

• gli archivi prodotti dagli organi e dalle magistrature preunitarie del Regno di Sicilia di cui Palermo fu capitale; • i documenti relativi agli affari esauriti da oltre quarant’anni, prodotti dagli uffici statali nell’ambito del territorio provinciale;

• gli archivi notarili dei notai che cessarono l’esercizio professionale anteriormente all’ultimo centennio; • gli archivi degli uffici statali e degli enti pubblici estinti;

• gli archivi degli enti ecclesiastici e delle corporazioni religiose soppresse, i cui beni vennero confiscati dallo Stato;

• gli archivi privati di famiglie, personali, di impresa, di istituzioni, che ha acquisito a vario titolo nel corso degli anni.

Indirizzo Web: http://www.archiviodistatodipalermo.it/

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