28 dicembre 1908: storia di una tragedia annunciata

1. «Io fui svegliato dal terremoto, ma senza alcuna apprensione e, da principio, pareva che si trattasse d’uno dei soliti movimenti, ai quali la lunga dimora in Messina ci aveva abituati; anzi io cercava di mantenere tranquilli i miei a casa che si erano svegliati con me, e andavo ripetendo loro: state fermi, ora la scossa finirà. Ma pur troppo l’intensità del movimento andò sempre aumentando, dopo una brevissima sosta; e incominciarono a cadere alcuni muri e alcune colonnine verso ESE [est-sud-est], poi crollò la torre ottagona dell’Osservatorio, la quale cadde nel piano N [nord] 20° NE [nord-est]– S [sud] 20° SW [sud-ovest]. Una parte delle macerie cadde verso settentrione e una parte verso mezzodì; e il cappello della torre, costituito da un blocco di cemento armato, cadde a piombo sui muri che servivano di sostegno alla torre medesima. Per quanto ho potuto giudicare, la scossa durò in tutto circa 30 secondi. Non ho avvertito alcun fenomeno precursore del terremoto e, al momento della scossa, non ho osservato alcun fenomeno luminoso od elettrico; il cielo era coperto e piovigginoso.

Noi riuscimmo a metterci in salvo, la mia famiglia ed io, passando attraverso ad una finestra del piano terreno, senza gravi ferite; soltanto mia moglie, essendo stata colpita da un muro in rovina, aveva riportato delle contusioni e delle lacerazioni di una certa gravità. E restammo alcuni giorni ricoverati in un piccolo casotto di legno, destinato alle misure magnetiche e alle misure di geodesia. Accenno a queste circostanze perchè esse mi porgono l’occasione di dire che, stando in quel casotto, abbiamo sentito numerose repliche della scossa, le quali furono di intensità molto differenti tra loro; ed essendo noi, si può dire, distesi al suolo, potevamo distinguere molto bene i caratteri dei movimenti. Nè io, nè i miei, abbiamo mai provato l’impressione che il moto fosse quello di un inabissamento; ci parve sempre che ogni scossa fosse prodotta da un colpo diretto dal basso all’alto. Ed era strana l’impressione che si riceveva, quando si sentiva un terremoto un po’ forte, stando diritti: pareva di sentirsi sollevare in alto da un urto sotto le piante dei piedi»[1].

A consegnarci questa sconvolgente e lucida testimonianza, è il fisico Giovambattista Rizzo, direttore dell’Osservatorio Geodinamico e Astronomico di Messina. Rizzo e la sua famiglia abitavano in un casolare adiacente all’osservatorio.

Alle ore cinque del giorno ventisette di dicembre, il microsismografo Vicentini, recentissimo acquisto dell’Osservatorio messinese, aveva segnalato una «leggera registrazione sismica, la quale presentava i caratteri delle registrazioni abituali dei terremoti d’origine vicina»[2]. Per tutto il resto della giornata, fino alla mattina del 28 dicembre, nessun’altra registrazione di rilievo[3].

Il tempo atmosferico non mostrava particolari anomalie: il cielo si alternava fra il nuvoloso e il sereno. Al tramonto era caduta una pioggia leggera. A mezzanotte, il cielo si era coperto di nuvole. Da sud soffiava un vento moderato di scirocco[4].

Alle ore 5, 20 minuti e 27 secondi, il professor Rizzo fu svegliato da un violento scossone. All’inizio il movimento fu minimo e somigliava «a uno dei soliti terremoti locali, ai quali eravamo abituati»[5]. Poco dopo seguì un urto violento, con un movimento parallelo alla direzione dello Stretto. L’Osservatorio, costruito in cemento armato e posto su un’altura isolata dal centro, tremò, ma resistette alle scosse. A crollare fu la torre, che cadde su se stessa, con tutti i suoi quindici metri d’altezza.

Dario De Pasquale

Dal libro “Le mani su Messina” di Dario De Pasquale, Messina 2007 (brossura, carta avorio, 392 pagine, 128 foto B/N, 12 a colori), capitolo I, “28 dicembre 1908: storia di una tragedia annunciata“.


[1] Giovambattista Rizzo, Sulla propagazione dei Movimenti prodotti dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Memoria di G. B. Rizzo (con una tavola), Vincenzo Bona editore, tip. Di S. M. e dei RR. Principi, Torino 1910, Estratto dalle «Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino», serie II, tomo LXI, 19 giugno 1910, p. 357.

[2] Giovambattista Rizzo, Relazione della Commissione Reale incaricata di designare le zone più adatte per la ricostruzione degli abitati colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908 e da altri precedenti, Tip. della R. Accademia dei Lincei, Roma 1909, p. 158. In questa pubblicazione, Rizzo osservava che il movimento oscillatorio debole iniziale fu in direzione NNE-SSW, seguì quello più forte in direzione ESE-WNW e uno più forte ancora in direzione NNE-SSW. Aggiunse, con il beneficio del dubbio, che la componente verticale che accompagnò il primo impulso ebbe movimento discendente.

[3] Ibidem

[4] Ibidem

[5] Ibidem

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