L’avvento delle democrazie ai tempi delle dittature europee

Le deboli borghesie italiana e tedesca, vittime di uno scarso sviluppo economico e industriale, esistevano perchè l’èlite preliberale aveva accolto le loro idee riformatrici e ne aveva condiviso gli stessi interessi economici. Infatti in Italia e in Germania le strutture liberali, già deboli all’origine, furono costrette a cedere sotto i colpi del socialismo e del fascismo.

Certo, in Italia esisteva una forma di governo parlamentare, ma questa forma monista era imperfetta, visto che il re poteva sempre sciogliere le camere, nominare il capo del governo e i ministri, esautorando i poteri acquisiti nel tempo dal Parlamento. Significativamente, fu proprio la corona a respingere la democrazia di fronte al fascismo. In sostanza la borghesia italiana, nata politicamente da un patteggiamento con i ceti precostituzionali, non era riuscita a integrare i ceti emergenti, riducendosi a uno strato sottile, spezzato dall’avvento del fascismo.

Viceversa, una società priva di corpi intermedi e di resistenze feudali, come quella degli USA, riuscì a creare una potente democrazia su una forma di governo dualista: il Presidente elettivo, legittimato all’esercizio del potere esecutivo (senza bisogno della fiducia parlamentare) e il suo Congresso.

Il Presidente rappresenta l’intero paese, il Senato i singoli stati e la Camera le circoscrizioni più piccole.

Le colonie inglesi del Nordamerica creavano carte costituzionali che prevedevano una tavola dei diritti (Bill of Rights) e uno schema di organizzazione dello Stato (Form of Government). La prima conteneva i diritti inalienabili e imprescrittibili del cittadino, riconducibili al giusnaturalismo individualistico di John Locke e di William Penn: diritto alla vita, alla libertà, alla libera ricerca della felicità, al libero godimento della proprietà.

Attraverso questa breve analisi, si può affermare che non è il dualismo politico a creare ingovernabilità e instabilità politica e sociale, ma la permanenza di forze sociali che convivono, senza crederci, con istituzioni a base democratica.

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Chiara
    Apr 16, 2011 @ 13:56:24

    Ciao Dario.
    Ho sfogliato gli articoli del blog e vorrei farti i miei complimenti perchè fornisci numerosi spunti di riflessione.
    Mi sono soffermata su quest’ultimo perchè è un argomento che mi interessa particolarmente e mi ha spinto un pò più in là col pensiero a proposito della democrazia.
    Siamo al punto che viviamo in un contesto che ci propina una “religione” della democrazia, ma di tipo fondamentalista.
    Sembra che il processo di democratizzazione sia un evento necessario e inevitabile che DEVE esplicarsi in ogni parte del globo, in quanto considerato , occidentalmente parlando, come il migliore sistema di governo possibile.
    Ma ne abbiamo mai considerato la bontà , o meno, di essa?
    Io non ho mai dato per scontato che la democrazia sia “il” sistema ideale.
    Credo che sia adatto ad una società di massa come la nostra perchè funziona solo in un contesto culturalmente appiattito, ed è qui il suo danno, a mio parere, in quanto produce ed è prodotta da questa semplificazione.
    Ci sono concetti della storia come democrazia o illuminismo che sono stati santificati.
    Forse hanno bisogno di una lettura più dinamica.

    Rispondi

    • dariodepasquale
      Apr 17, 2011 @ 08:40:01

      Ciao Chiara,
      innanzitutto grazie per i tuoi complimenti. Devo dire che hai colto in pieno lo spirito di questo blog, che è proprio quello di suscitare spunti di riflessione: io stesso rifletto molto sulle tematiche proposte, da quando ne scrivo o ne parlo a quando leggo o ascolto le considerazioni altrui.
      La tua interessante e profonda riflessione richiama alla mia memoria gli scritti di Platone in merito alla democrazia (Repubblica, Politico, Leggi), dove tale forma di governo non è necessariamente indicata come un bene per la comunità, anzi è il minor male possibile in contesti dove non vengono rispettate le leggi. La motivazione è logica: in una società dove il patto sociale viene continuamente trasgredito, è preferibile che il potere di intervento sul governo appartenga a molti e non a pochi o a uno, perchè la conseguenza è la tirannide, la peggior forma di governo possibile. Sempre per Platone, la migliore forma è invece la monarchia, soprattutto se bilanciata da altri poteri, perché non arbitraria ma rispettosa delle leggi e perché priva di conflitti. Si potrebbe ipotizzare che sia pure priva della molteplicità delle opinioni di cui solo la democrazia può godere, ma questa è una condizione superabile per il filosofo ateniese: le leggi sono sempre fatte da una parte eletta della popolazione, i filosofi, gli uomini educati al bene. Al monarca basterà farle rispettare.
      Si parte dunque dalla ottimistica considerazione che in una società possa trovarsi una classe eletta, capace anzi in dovere, di governare la società attraverso leggi giuste. Semplificando si potrebbe dire: uomini giusti fanno leggi giuste, leggi giuste fanno la società ideale. Un esempio? Ad Atene gli elementi del Consiglio dei 500 (Bulè) venivano sorteggiati, non eletti (per evitare il formarsi di clientele), mentre le cariche più elevate del potere esecutivo erano elettive poichè richiedevano cultura ed esperienza (e una certa agiatezza per evitare possibili corruzioni).
      Anche per questo, affermava, la democrazia potrebbe essere considerata una contraddizione in termini, anzi in realtà non esisterebbe, perché in pratica il governo di un popolo non è possibile: troppi, troppo diversi, troppo variegati nel pensiero, nell’educazione e nella formazione i singoli elementi per trovare un accordo utile alla felice conduzione di una comunità.
      Con questo tuo commento, mi sembra che tu abbia reso attuale il pensiero platonico.
      Hai perfettamente ragione a dire, infatti, che i termini con i quali si indicano forme di governo partecipative sono stati “santificati”, perché appagano quella volontà di partecipazione al potere che ognuno ha, non sapendo che a volte è solo una mistificazione. Il tuo invito a una lettura più dinamica è più che condivisibile: uscire fuori dagli schemi può far paura ma tutte le cose migliori di queste terra, dalla scienza alla politica, sono nate dalla rottura di posizioni stanche e stantie.
      Leggevo qualche tempo fa una vignetta satirica in cui si polemizzava sul nostro sistema elettorale e sulla democrazia in genere, diceva: ti invitano a mettere una X, ma quando vengono eletti la X diventi tu. Eloquente.
      A proposito di antica Grecia e di sovvertimento dell’ordine tradizionale: ad indicarci una lettura di questa che divenne un’interessante dottrina filosofica è Aristofane con la sua opera Le Nuvole, dove si apre un dibattito tra sofisti presso la Scuola di Socrate. A fine giugno la commedia sarà rappresentata a Siracusa.

      Rispondi

  2. Chiara
    Apr 17, 2011 @ 23:29:42

    E’ proprio vero, bisognerebbe uscire fuori dagli schemi.
    Stimolante la citazione di Aristofane , con lui la mia mente per associazione di idee va a Le nuvole di De Andrè ed alla sua posizione “anarchica”.
    Sono sue queste parole:

    “Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopia. ”

    Chissà cosa ci aspetta allora…

    Rispondi

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