Le istituzioni del Regnum Siciliae

Palazzo dei Normanni, Palermo, interno.

Nella prima metà del XII secolo si costituisce nell’Italia meridionale un regnum. E’ il primo ordinamento monarchico sostanzialmente moderno della rinascente Europa, ispirato dalla concezione di un potere centrale unitario e assoluto (di evidente stampo bizantino). La formazione è preceduta da circa un secolo di esperienze normanne sui territori della penisola e dell’isola, divisi e lacerati nel corso dell’XI secolo fra avamposti bizantini e potenti principati locali.

I Normanni frantumano gli ordinamenti bizantini e fondano al loro posto signorie strutturate al modo delle contee franche. Si impossessano dei principati esistenti, o li distruggono, oppure, conquistate le terre dei bizantini e dei musulmani, creano dei nuovi titoli e li tramandano di generazione in generazione. Nel 1129 unificano in un regno i vari ordinamenti locali (pricipati, ducati, contee, universitates cittadine).

Ma l’applicazione delle nuove regole non è facile: vi sono resistenze e nelle comunità locali regnano più che la pace e la giustizia, il disordine e l’aspra rivalità tra le fazioni.

LA CITTA’ è governata dall’universitas, istituzione cittadina che compendia e dirige la vita locale. Vi sono città libere da soggezioni feudali, dipendenti direttamente dalla corona, e perciò dette regie o demaniali; vi sono, al contempo, città soggette a un signore feudale. Le terre appartengono per la maggior parte a signori feudali. I sovrani si legano alle universitates e ai feudi; piegano le forze locali al loro servizio e al loro comando e le contrastano con prudenza o con decisione.

LA CORTE – Ruggero II e i suoi successori sono circondati e assistiti da uomini di fiducia, solo in parte signori feudali. I sovrani si pongono a capo di una cerchia di persone fidate. Il re non si colloca necessariamente al vertice di una piramide feudale, rinuncia spesso al potere che gliene deriverebbe. I signori considerati non fedeli alle direttive regie sono tenuti in disparte e convocati nelle assemblee generali in casi straordinari.

IL RE – La sua persona è sacra e la sua volontà prevale su quella di chiunque altro. Chi attenta all’incolumità del re, chi infama la dignità, disconosce o soltanto discute gli ordini commette sacrilegium e incorre nel crimen di lesa maestà, allo stesso modo di chi attenta alla vita dell’imperatore.

Sono poteri del re: battere moneta, fare le leggi, esercitare il comando attivo in guerra, porsi a capo sia dell’armata feudale sia del grande esercito.

GOVERNO CENTRALE

L’ASSEMBLEA E I COLLOQUIA – Essa è detta Assise, coloro che vi partecipano non rappresentano le popolazioni locali sottoposte al loro governo o al loro controllo. L’assemblea assolve a delle funzioni importanti: consente al sovrano di dare alle proprie leggi la pubblicità necessaria e la notorietà ai suoi provvedimenti unilaterali; consente alla casa regnante di dare notizia ufficiale della morte di un re e della successione al trono.

IL GRAN CANCELLIERE – Solamente egli sembra disporre di un ufficio fin dall’età normanna. Nell’ufficio si redigono, si vidimano e si pubblicano le leggi del regno. E’ compito dell’ufficio notificare alle comunità cittadine o ai singoli sudditi atti di carattere generale o particolare e fornire a tutti le certificazioni richieste. Le attività sono compiute da appositi incaricati, subordinati al Gran Cancelliere.

GLI AMMIRAGLI – Al tempo di Ruggero II svolge una preziosa opera di collegamento fra la Camera, che ha il compito di conservare il tesoro della corona e di gestire le entrate e le uscite finanziarie, e la Dohana, che è un ufficio genericamente incaricato di affrontare le questioni amministrative e giudiziarie concernenti le finanze regie.

In seguito, da Federico II in poi, si riorganizzano i compiti in capo all’Ammiraglio, comandante delle forze armate, e in capo ad alcuni vice-ammiragli. Predominano ora le funzioni militari ma ve ne sono anche di natura civile. I compensi sono in denaro e sono elevatissimi, ma all’ufficio sono legati privilegi ed esenzioni. L’Ammiraglio è esentato dai dazi per le operazioni commerciali che svolge in proprio ed ha il diritto di impossessarsi dei bottini  e delle prede in caso di vittorie o di naufragi lungo le coste del regno.

I GIUSTIZIERI CENTRALI – Essi amministrano la giustizia senza essere giuristi e senza avere studiato diritto, sostituendosi gradualmente al sovrano. Si riuniscono in un consiglio nel quale dovrebbe intervenire anche il sovrano. Nell’età sveva, esso è composto da 1 Magister Iustitiarius e 4 giudici per decisioni in grado d’appello e in primo grado per processi che coinvolgono signori feudali o perseguono rei di lesa maestà.

LA GRAN SECREZIA – Gli Uffici finanziari sono assoggettati a continue trasformazioni, non solo in rapporto alle competenze ma anche in rapporto all’unificazione amministrativa. Ruggero II introdusse una Dohana de secretis organizzata su basi burocratiche, e fu merito di Guglielmo II l’avere precisato e ampliato le competenze degli uffici centrali detti Gran Secrezia, impegnandoli all’accertamento e alla riscossione dei tributi e dei donativi, alla riscossione delle imposte ecc Guglielmo distinse gli uffici, creando una Dohana de secretis per le città e le terre demaniali, e una Dohana baronum per le terre feudali.

DIPENDENTI DI CORTE – Il logotheta, prima del 1172 ha generali mansioni di segreteria e il titolo per essere presente in specifiche attività giudiziarie; dopo il 1172, egli è capo di una segreteria, con il compito di distribuire agli addetti, sottoforma di incarichi, le questioni portate all’attenzione del sovrano.

DIPENDENTI DI CORTE ALL’INTERNO DEL PALAZZO REGIO- Il dapifer, il maresciallo e il senescalco.

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