Apprendimento e crescita della conoscenza: il costruttivismo socio-culturale

Nell’ambito della didattica, grande importanza ha assunto il costruttivismo, teoria basata su sistemi d’apprendimento non condizionato, attraverso i quali gli allievi possono esprimere tutto il loro potenziale psico-intellettivo.

La storia della teoria costruttivista parte dal relativismo storico, che vedeva l’uomo quale misura di tutte le cose, in quanto individuo pensante e in azione.

Von Gloserfeld, ad esempio, da perfetto costruttivista, faceva risalire l’origine del dubbio (conoscenza-realtà) al momento in cui l’uomo prendeva coscienza del proprio pensiero. Da qui l’idea del costruttivista quale persona attiva, con una meta precisa, che sa trarre profitto dalle esperienze passate. Attraverso questa costruzione, è possibile passare dalla realtà alla conoscenza della realtà (quale ammissione della relatività dell’essere), alla tolleranza, alla responsabilità, alla libertà e all’“eresia”.

Prima di Von Gloserfeld, Kant aveva inteso la conoscenza umana come un atto di costruzione da parte dell’individuo (e non specchio della realtà esterna). Aveva fatto seguito la contestazione di Vico a Cartesio circa l’attribuzione del vero sapere alla coscienza (cogito ergo sum): l’uomo, infatti, secondo Vico, può conoscere solo ciò che è fatto, per conoscenza diretta e tramite esperienza.

L’idea che fosse l’esperienza umana a determinare i diversi modi di essere nel mondo, prese sempre più piede fra i costruttivisti (Goodman, Wittgenstein, Bateson).

Wittgenstein, neoempirista, colse la contraddizione tra il mondo dei fatti (casuale e confuso) e il linguaggio verbale, raffigurante il mondo della logica (ordinato e determinato). Egli chiamò l’adattamento del linguaggio alla casualità del mondo dei fatti “gioco linguistico”.

Rivoluzionario il pensiero di Bateson, che vide una relazione indissolubile tra l’essere umano e le altre cose viventi, come se ogni uomo avesse pezzi di mondo dentro di sé. Questa costruzione permise di capire il rapporto degli esseri umani con l’arte, l’umorismo, il gioco, la schizofrenia. Importante continuazione del lavoro di Bateson fu quello di Kuhn, il quale affidò alla scienza il compito dell’evoluzione intellettiva umana:  quando la vecchia scienza è incapace di spiegare nuovi avvenimenti (“i rompicapi”), ne subentra un’altra, con l’avallo della comunità di scienziati che ne autorizza e ne garantisce l’esistenza.

La linea del pragmatismo trovò in Rorty uno strenuo difensore dell’esperienza, per una pedagogia edificante, volta a stimolare il pensiero più che ad insegnare. Di rincalzo, Dewey affermò che l’esperienza, dacchè presuppone incertezza, errore, incapacità, ha natura precaria e per questo è un puro stimolo alla ricerca.

Entriamo così, a grandi passi, nel cuore delle nuove teorie psico-pedagogiche, volte a individuare problemi, ruoli, soluzioni nel campo dell’apprendimento, soprattutto scolastico.

L’atteggiamento costruttivista continua a produrre i suoi frutti positivi, ed è Kilpatrick a chiedere una minore presenza della figura dell’insegnante nell’ambito educativo, perché si faccia spazio alla creatività dello studente, allo sviluppo naturale di una sua coscienza sociale, del senso di responsabilità, di una capacità critica (impariamo ciò che viviamo).

Dunque, l’intelligenza è un processo organizzativo, attivo, che si autoregola (Piaget), e l’apprendimento spontaneo (maturato attraverso l’esperienza) è da privilegiare, sia perché si forma prima di quello scolastico (sociale), sia perché consegna all’allievo, in maniera personalizzata ed incisiva, gli strumenti per agire autonomamente (Vygotskij). Furono gli psicologi russi a sollecitare la teoria dell’attività individuale: l’individuo è attivo in qualità di essere sociale, dove esprime, forma e risolve i suoi bisogni e la comunicazione. La socializzazione, in pratica, motiva l’allievo (Leont’ev).

Il principio dell’adattamento alla società è un caposaldo del costruttivismo: le abilità cognitive dell’allievo, infatti, si sviluppano attraverso l’articolazione delle azioni (dire quello che si fa mentre lo si fa), la riflessione (sulle proprie azioni), l’esplorazione (fase finale in cui l’individuo mette in pratica ciò che ha appreso, apprendendo ancora cose nuove) che porta all’esperienza di sé.

A quest’ultimo tema s’agganciano le teorie di Scribner (per il quale le abilità si formano solo dopo l’applicazione delle nozioni teoriche all’ambiente circostante), di Wenger (sulla “comunità di pratica”, basata sul concetto di un’identità personale in continua trasformazione, poiché condizionata dalle relazioni sociali), di Resmick (scuola come limite alla costruzione del pensiero libero, poiché non è specchio della realtà sociale, priva di strumenti e di simboli adeguati), di Brown (sull’importanza degli ambienti in cui ci si forma e degli strumenti che si utilizzano per incentivare la capacità di azione, la riflessione, la collaborazione, la cultura dell’allievo).

Sul tema degli ambienti, interviene con forza Perkins, distinguendo ambienti “BIG” (oltre l’informazione data) da quelli “WIN” (senza l’informazione data). Nei primi si orienta il pensiero, nei secondi ci si autoforma: l’ideale è un ambiente “WIG” in cui gli studenti possano crearsi un ambiente tutto loro attraverso strumenti ipermediali (per esempio SimCity).

In conclusione, attraverso l’analisi e le esperienze del pensiero costruttivista, apprendiamo come non sia opportuno, da parte degli insegnanti, preparare gli studenti ad una specifica capacità/competenza, e quanto sia costruttivo e utile lasciarli liberamente esplorare su chi sono, chi non sono, chi potrebbero essere.

La teoria costruttivista è stata mutuata anche dalla psicologia come sistema di conoscenza individuale che si estrinseca nella capacità di costruire previsioni rispetto a ciò che potrà accadere, in modo da programmare adeguatamente le proprie azioni in funzione degli scopi prefissati. Anche se le previsioni non dovessero aderire perfettamente alla realtà ontologica, la cosa più importante è che rappresentino modelli utili per orientarsi e muoversi all’interno del proprio mondo. Consegnino gli strumenti, e cioè quelle abilità e quella sicurezza necessarie, per vivere la vita con serenità e consapevolezza.

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. maria grazia
    Lug 14, 2011 @ 21:00:00

    E’ fondamentale, pertanto, promuovere la didattica attiva che pone il discente al centro del suo processo di conoscenza.
    Purtroppo, ancora oggi, una buona parte degli insegnanti preferisce la classica, nonché rassicurante, lezione frontale. Ad hoc l’alibi della mancanza del tempo durante la giornata scolastica, per evitare di incorrere in esperienze di crescita sia per il discente che per il docente.
    Nulla di più sbagliato!

    Rispondi

    • dariodepasquale
      Lug 17, 2011 @ 16:19:56

      Eppure qualcosa si muove: conosco tanti docenti che conoscono bene la teoria, pur disinteressandosi o trascurando la pratica costruttivista. Non serve e non basta: rifiutare tale approccio è una questione di volontà, convenienza o difficoltà? Alla fine, però, dovrà restare qualcosa nella coscienza.

      Rispondi

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