Celebrazione dell’Anno Costantiniano a Capri Leone (Me)

Costantino imperatore (274-337 d.C.)Ieri, 26 luglio 2013, alle ore 18, presso la Chiesa di S. Costantino sita in Capri Leone (Me) nell’omonima via, in occasione del XVII centenario costantiniano, si è svolto un convegno di studi intitolato “S. Costantino: tra storia e tradizione popolare“. Tra i relatori, introdotti dall’On. Bernardette Grasso e dal parroco Don Gaetano Vicario, e coordinati dal Don Stefano Brancatelli, si sono susseguiti il Sindaco di Sedilo (Or), dott. Umberto Cocco, i proff. Antonino Pinzone, Pietro Paolo Onida, Emanuele Di Santo, Nuccio Lo Castro.

L’On. Grasso ha aperto i lavori sottolineando la natura ecumenica del culto costantiniano, capace di unire oriente e occidente dell’Europa, luoghi geografici diversi per cultura ma accomunati dalla fede, proprio come Capri Leone (Me) e Sedilo (Or). Il sindaco Cocco ha presentato la storia di Sedilo, comune rurale in provincia di Oristano, forte delle sue tradizioni, della sua vocazione pastorale e contadina, nonché del suo culto costantiniano. Il prof. Pinzone ha insistito sull’importanza di un testo (troppo presto dimenticato) del prof. Salvatore Calderone, Costantino e il cattolicesimo (Firenze, 1962), tutt’oggi utilissimo per le numerose riflessioni cui sottopone il lettore e i ricchi riferimenti eruditi su Costantino e la diffusione del cattolicesimo.

I proff. Onida, Di Santo e Lo Castro, invece, hanno puntato la loro attenzione sui legami dell’imperatore con l’arianesimo.

A chiudere gli interventi è stato il dott. Salvatore Amedeo Ciminata, con la presentazione del suo libro S. Costantino in Capri Leone: tra storia e tradizione popolare.

Anno Costantiniano, Capri Leone (Me)

Costantino è il primo imperatore cristiano, conosciuto per aver promulgato, a Milano, nel 313, un Editto che porta il suo nome, anche detto “Editto di tolleranza“, grazie al quale si consegnava la libertà di culto al Cristianesimo, si metteva ufficialmente fine a tutte le persecuzioni religiose e si rendeva l’impero neutrale nei confronti delle varie fedi. L’editto, dunque, mostrava una modernità fuori dal comune e, attualmente, a millesettecento anni di distanza dalla sua promulgazione, viene additato come simbolo dell’accettazione delle diversità e del messaggio universale cristiano. Faceva seguito a un evento notevole, per quei tempi: la conversione di Costantino al Cristianesimo e la sua vittoriosa battaglia contro Massenzio a Ponte Milvio il 28 ottobre del 312 d.C. Da quel momento in poi, molte cose cambiarono: i cristiani potevano finalmente esercitare il culto alla luce del sole e a queste funzioni dedicarono la costruzione di numerose basiliche cosiddette paleocristiane. Il vero testo dell’ “editto”, in realtà, è a noi sconosciuto: è  Lattanzio, attraverso il suo De mortibus persecutorum, che ci tramanda un rescritto (rescriptum principis, solitamente una risposta scritta dell’imperatore a un quesito di natura giuridica rivoltogli da un magistrato o da un funzionario pubblico o da un cittadino privato), circolare direttiva imperiale inviata ai governatori delle province orientali, con esposti i provvedimenti concordati a Milano dagli imperatori Licinio (impero d’oriente) e Costantino (impero d’occidente).

Il rescritto di tolleranza, rivoluzionario per la sua portata culturale, politica e religiosa, così recitava: Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto abbiamo risolto di accordare ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità.

C’è solo da imparare.

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