Italia prima nell’arte… dell’abbandono. Proposte e rimedi per una possibile rinascita

cappellasistinaNella bella puntata di Uno Mattina di oggi è stato trattato un importante tema alla base del futuro del nostro Paese: il valore dell’arte in Italia, le potenzialità e l’attuale stato. Su questi punti vi lascio facilmente immaginare cosa si è detto, visto che l’argomento è periodicamente trattato dai nostri mass-media, a volte con successo, a volte meno. Sul valore e sulle potenzialità del patrimonio artistico italiano non si discute e molti ce lo invidiano da secoli. Sullo stato attuale basta guardarsi intorno e vedere la situazione di degrado costante e, a quanto pare, inesorabile.

Sembra, però, che la situazione italiana sia in controtendenza con la situazione del resto del mondo, dove la compravendita di oggetti d’arte è continua e il settore in evidente fermento. I collezionisti, infatti, soprattutto i grandi collezionisti che fanno capo alle più importanti strutture museali, alle pinacoteche, alle case d’asta, acquistano e vendono senza interruzione nè cali di domanda. Anzi, il mercato si è arricchito di nuovi acquirenti quali i cinesi, i brasiliani, gli indiani, oltre ai soliti americani, giapponesi, tedeschi.

In studio, lo storico dell’arte Achille Bonito Oliva ha trattato il tema con la sua solita verve e la padronanza da vero esperto conoscitore di arte, soprattutto contemporanea. Ma la parte più illuminante del suo intervento è stata, per me, quella finale, in cui ha tracciato una sorta di manifesto perchè il settore si rivitalizzi ed esca dallo stato di crisi in cui si trova attualmente in Italia.

Perché se ne faccia un’adeguata diffusione, lo cito anche all’interno di questo sito:

  1. abbassare l’IVA ricadente sugli oggetti d’arte destinati alla compravendita;
  2. rendere detraibile fiscalmente la spesa relativa all’arte;
  3. utilizzare gli uomini di cultura e gli storici dell’arte come guide volontarie all’interno dei musei, per educare all’arte e alla bellezza.

Mi sento di sottoscrivere pienamente queste proposte e aggiungerei:

  • rendere la cultura più fruibile e appetibile, costruendo centri che accolgano gli artisti e le loro più fervide espressioni, non solo centri commerciali dove a primeggiare è sempre e solo l’elettronica e il videogioco.

Ce la faremo?

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