Storia dell’unità d’Italia/parte quinta

manifestoelezioni1913Da Crispi alle elezioni politiche del 1913

Crispi si sentiva l’ultimo uomo del Risorgimento e l’ultimo difensore dello stato unitario, forse per questo intraprese la via della repressione antipopolare. Alla fine del secolo, mentre le contestazioni popolari si facevano sempre più insistenti, emise un decreto reale per i provvedimenti eccezionali in Sicilia, al fine di liquidare il movimento antiunitario e repubblicano dei Fasci siciliani.

Lo stato d’assedio fu sancito dal silenzio del parlamento invischiato negli scandali bancari e nell’appoggio del re. Ne scaturì un putiferio a livello sociale, confluente in un attentato anarchico contro lo stesso Crispi e apparentemente calmato con l’intervento legislativo crispino: il divieto di possesso di materie esplosive, l’aggravio delle pene per il terrorismo e la disubbidienza militare, il divieto di aggregazione al fine di sovvertire gli ordinamenti sociali. Di fatto furono così sciolti il partito socialisti del lavoratori italiani e le associazioni a esso collegate (1894). Altro

Celebrazione dell’Anno Costantiniano a Capri Leone (Me)

Costantino imperatore (274-337 d.C.)Ieri, 26 luglio 2013, alle ore 18, presso la Chiesa di S. Costantino sita in Capri Leone (Me) nell’omonima via, in occasione del XVII centenario costantiniano, si è svolto un convegno di studi intitolato “S. Costantino: tra storia e tradizione popolare“. Tra i relatori, introdotti dall’On. Bernardette Grasso e dal parroco Don Gaetano Vicario, e coordinati dal Don Stefano Brancatelli, si sono susseguiti il Sindaco di Sedilo (Or), dott. Umberto Cocco, i proff. Antonino Pinzone, Pietro Paolo Onida, Emanuele Di Santo, Nuccio Lo Castro. Altro

Storia dell’Unità d’Italia/parte quarta

La Sinistra al potere

Nel 1876 si portò avanti la discussione circa la nazionalizzazione delle ferrovie, voluta dalla destra. Ma il nuovo programma della sinistra, a favore della privatizzazione, di minori carichi fiscali, del suffragio universale e di una nuova legge sull’istruzione, sancirono la fine della Destra. Non si trattava di una rivoluzione parlamentare, afferma il Ghisalberti, rientrava piuttosto in una forma di bipartitismo imperfetto. L’imperfezione, rispetto al bipartitismo inglese, era partita dalla politica di Cavour cosiddetta del “connubio” che riuniva al centro i moderati, lasciando isolati i gruppi estremisti sia di destra che di sinistra. Nel 1876 la situazione era la stessa di prima, perciò non si poteva parlare di rivoluzione parlamentare.

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Storia dell’unità d’Italia/parte seconda

Il proclama di Moncalieri del 1849, pronunciato dal D’Azeglio volle mettere la parola fine al pandemonio creatosi in seno alla camera dei deputati sulla questione della lotta per l’indipendenza (i democratici infatti volevano la guerra a tutti i costi, ma il ministro li invitò ad osservare lo statuto, che prevedeva il diritto di fare la pace, e tale diritto era proprio del re). Essa infatti stava compromettendo lo sviluppo democratico del paese, la sua navigazione verso un governo parlamentare. Per questo il presidente del consiglio pensò a un atto di forza: sciogliere le camere e passare alle nuove elezioni. Questa soluzione, drastica e pericolosa da un lato, presentava buone giustificazioni: innanzitutto si voleva dimostrare la forza del governo, poi l’importanza del momento per le istituzioni liberali. Le nuove elezioni infatti non avrebbero cambiato nulla in termini di rappresentanza, ma avrebbero dovuto invitare la parte democratica ad accettare posizioni più moderate (il governo D’Azeglio cadde sulle leggi sul matrimonio).

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Il Parlamento siciliano dopo i Vespri

I re di Sicilia aragonesi, succeduti alla stirpe normanno-sveva e alla breve parentesi angioina, capirono in breve tempo che non potevano governare senza la cooperazione e il sostegno dei grandi potentati locali. A tale scopo, fra il 1283 e il 1289 convocarono in varie città del meridione alcuni colloquia o parlamenti. Altro

Le istituzioni del Regnum Siciliae, seconda parte

GOVERNO PERIFERICO

 I GIUSTIZIERI – Sono fideles del re ed esercitano poteri amministrativi e giurisdizionali pur non essendo giuristi. L’autorità di cui essi godono è diversa secondo il grado dell’appoggio che ricevono dal sovrano. Essi possono operare e pronunciare sentenze sia all’interno delle terre feudali sia nelle città demaniali.

Durante l’età normanna essi sono di nomina regia e il loro ufficio è annuale. Sono aiutati da alcuni assessori che redigono le sentenze. Giudicano per certificare situazioni di fatto e per consolidarle, o giudicano per iustitiam e non per legem. Altro

Le istituzioni del Regnum Siciliae

Palazzo dei Normanni, Palermo, interno.

Nella prima metà del XII secolo si costituisce nell’Italia meridionale un regnum. E’ il primo ordinamento monarchico sostanzialmente moderno della rinascente Europa, ispirato dalla concezione di un potere centrale unitario e assoluto (di evidente stampo bizantino). La formazione è preceduta da circa un secolo di esperienze normanne sui territori della penisola e dell’isola, divisi e lacerati nel corso dell’XI secolo fra avamposti bizantini e potenti principati locali. Altro

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