Storia dell’unità d’Italia/parte quinta

manifestoelezioni1913Da Crispi alle elezioni politiche del 1913

Crispi si sentiva l’ultimo uomo del Risorgimento e l’ultimo difensore dello stato unitario, forse per questo intraprese la via della repressione antipopolare. Alla fine del secolo, mentre le contestazioni popolari si facevano sempre più insistenti, emise un decreto reale per i provvedimenti eccezionali in Sicilia, al fine di liquidare il movimento antiunitario e repubblicano dei Fasci siciliani.

Lo stato d’assedio fu sancito dal silenzio del parlamento invischiato negli scandali bancari e nell’appoggio del re. Ne scaturì un putiferio a livello sociale, confluente in un attentato anarchico contro lo stesso Crispi e apparentemente calmato con l’intervento legislativo crispino: il divieto di possesso di materie esplosive, l’aggravio delle pene per il terrorismo e la disubbidienza militare, il divieto di aggregazione al fine di sovvertire gli ordinamenti sociali. Di fatto furono così sciolti il partito socialisti del lavoratori italiani e le associazioni a esso collegate (1894). Altro

Storia dell’Unità d’Italia/parte quarta

La Sinistra al potere

Nel 1876 si portò avanti la discussione circa la nazionalizzazione delle ferrovie, voluta dalla destra. Ma il nuovo programma della sinistra, a favore della privatizzazione, di minori carichi fiscali, del suffragio universale e di una nuova legge sull’istruzione, sancirono la fine della Destra. Non si trattava di una rivoluzione parlamentare, afferma il Ghisalberti, rientrava piuttosto in una forma di bipartitismo imperfetto. L’imperfezione, rispetto al bipartitismo inglese, era partita dalla politica di Cavour cosiddetta del “connubio” che riuniva al centro i moderati, lasciando isolati i gruppi estremisti sia di destra che di sinistra. Nel 1876 la situazione era la stessa di prima, perciò non si poteva parlare di rivoluzione parlamentare.

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