A proposito di borghesie urbane

ImmagineL’Ottocento è un secolo entusiasmante perché ricco di scoperte e pieno di vive contraddizioni, diviso fra un settecento riformista e un novecento avanguardista, fra i vecchi privilegi di classe e l’avanzare dello stato di diritto, tra la vecchia ricchezza della terra e la nuova ricchezza delle pubbliche amministrazioni, dei servizi pubblici, della tecnologia al servizio dell’uomo.

Non solo: l’Ottocento è un secolo creativo, internazionalista, che apre le porte al forestiero e per questo s’organizza, ponendo le basi della società attuale con nuove vie di comunicazione tra il centro e la periferia, i grandi luoghi d’ospitalità come gli alberghi, i teatri, i caffè, le biblioteche, le scuole e i luoghi della gestione del tempo libero, come i musei, i giardini, le fontane, i monumenti, i viali.

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Messina nell’Ottocento: le attività produttive e le dinastie familiari

Nel corso dell’Ottocento Messina poteva vantarsi di ricoprire un posto di primo piano nel pur variegato sistema economico mondiale.

La città dello Stretto, infatti, godeva di un’eccellente posizione geografica e di importanti privilegi portuali che la ponevano al centro degli scambi commerciali nel Mediterraneo. Dal suo porto si esportavano prodotti agricoli come gli agrumi e i loro derivati, vino, olio e un prodotto di prim’ordine destinato all’industria tessile: la seta 1.

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Monsignor Gaetano Grano: uno scienziato del ‘700 a Messina

Una figura di spicco del panorama culturale siciliano fra XVIII e XIX secolo è monsignor Gaetano Grano, oggi riscoperto grazie alla dedizione e alle ricerche condotte dal giornalista e scrittore Vanni Ronsisvalle. Un interessante epistolario mette in rilievo i rapporti dell’alto prelato con Lazzaro Spallanzani, il biologo gesuita professore all’Università di Pavia che più di una volta si servì degli studi scientifici del brillante studioso messinese. Altro

Famiglie nobili a Messina

Le più importanti famiglie della nobiltà messinese
divise per titolo, feudo, casale.
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La tempesta dopo l’Unità

Gran Camposanto di Messina: parterre d'ingresso

Negli anni ‘50 dell’Ottocento, Messina riportava ancora le ferite delle guerre d’indipendenza e numerosi monumenti, edifici, decorazioni, strade, ricordavano la presenza dell’invasore spagnolo.

L’Unità d’Italia aveva accresciuto il sentimento patriottico dei cittadini, che adesso proponevano l’abbattimento di quegli antichi baluardi: il forte Gonzaga, la Cittadella, il forte Don Blasco, la statua di bronzo del re Carlo II davanti al palazzo di Giustizia. La nuova amministrazione aveva scorto la possibilità di cancellare con un colpo di spugna un passato cruento, di triste sottomissione, e dare nuova vita alla città grazie a parchi, arene, teatri, caffé letterari, il recupero del Duomo e della Fontana d’Orione, una gigantesca statua della Libertà. Altro

Il treno di Quasimodo

Messina, dopo il disastro del sisma del 28 dicembre 1908: mentre in città si lavorava per recuperare i corpi, il porto era un viavai di navi d’ogni nazionalità che depositavano vettovaglie, coperte, tende e imbarcavano migliaia di superstiti imploranti aiuto. Altro

Il Castello di Brolo (ME) e la camera delle torture

Il castello in questione fu residenza della Principessa Bianca Lancia, moglie di Federico II (1246) e madre di Manfredi re di Sicilia (1258). Posto su un’altura che vede il mare e delimitato da antiche mura di cinta e dagli ultimi alberi ad alto fusto rimasti nella zona, dopo la speculazione edilizia che ha invaso il centro storico. Altro

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