Biografie: l’architetto messinese Leone Savoja

Leone Savoja (1814-1885), architetto

Uomo riservato e di poche parole, era piccolo di statura, magro e scattante. Raramente sul suo volto appariva il sorriso e il suo sguardo fisso e profondo riusciva ad incutere timore e soggezione. Raggiunta la tranquillità economica, sostenne, con mezzi propri, giovani e promettenti artisti di modeste origini, come lo scultore Giovanni Scarfì, l’ingegnere Gregorio Bottari, l’incisore Antonino Saccà, l’architetto Pietro De Domenico. Altro

dallo Statuto Albertino all’unità d’Italia (1848-1861)

Massimo Taparelli marchese D'Azeglio, primo ministro del Regno di Sardegna dal 1849 al 1852, in un dipinto di Francesco Hayes del 1860.

Attraverso la carta costituzionale del regno di Sardegna (detta Statuto Albertino), il re CArlo Alberto si era garantito il mantenimento di grandi poteri, pur accettando l’istituzione di organi collegiali come il Governo e il Parlamento: egli era contemporaneamente Capo dello Stato, capo del governo e capo dell’Amministrazione. L’idea di rappresentanza popolare era entrata di prepotenza in tutte le costituzioni europee complice non solo la rivoluzione francese, ma l’esempio del governo parlamentare inglese (vedi Reform Bill del 1832), con il quale veniva assimilata anche l’idea del potere che limita il potere, che già fu di Montesquieu e della costituzione americana.

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L’Italia delle due velocità o l’Unità imperfetta

Messina, Corso Vittorio Emanuele, cortina del porto con i magazzini privati e i caicchi in attesa del carico.

Il 5 gennaio 1905 l’amministrazione comunale messinese chiedeva al Governo italiano un intervento per migliorare le condizioni economiche del Mezzogiorno d’Italia, così come promesso da Cavour alla vigilia dell’Unità. Altro

La tempesta dopo l’Unità

Gran Camposanto di Messina: parterre d'ingresso

Negli anni ‘50 dell’Ottocento, Messina riportava ancora le ferite delle guerre d’indipendenza e numerosi monumenti, edifici, decorazioni, strade, ricordavano la presenza dell’invasore spagnolo.

L’Unità d’Italia aveva accresciuto il sentimento patriottico dei cittadini, che adesso proponevano l’abbattimento di quegli antichi baluardi: il forte Gonzaga, la Cittadella, il forte Don Blasco, la statua di bronzo del re Carlo II davanti al palazzo di Giustizia. La nuova amministrazione aveva scorto la possibilità di cancellare con un colpo di spugna un passato cruento, di triste sottomissione, e dare nuova vita alla città grazie a parchi, arene, teatri, caffé letterari, il recupero del Duomo e della Fontana d’Orione, una gigantesca statua della Libertà. Altro